Punto di pareggio: come si calcola davvero, con un esempio

Il punto di pareggio è la cifra che devi incassare ogni mese per non perdere soldi. Non per guadagnare: per non perdere. Quasi tutti quelli che «lavorano tanto e non resta niente» stanno sotto quella cifra senza saperlo. Qui c'è come si calcola, con numeri inventati ma realistici, e gli errori che fanno sballare il conto.

Le tre cose che servono

1. I costi fissi

Quelli che paghi anche se non vendi niente: affitto, utenze, assicurazioni, software, rate, commercialista, stipendi. Compreso il tuo. Se non metti quello che vuoi portare a casa ogni mese, il pareggio che calcoli è quello in cui l'azienda va in pari e tu lavori gratis.

2. I costi variabili

Quelli che crescono quando vendi di più: merce, materie prime, provvigioni, commissioni di pagamento, spedizioni. Si esprimono come percentuale del fatturato: se per vendere 100 € di merce ne spendi 60 per comprarla, il costo variabile è il 60%.

3. Il margine di contribuzione

È quello che resta di ogni euro incassato dopo i costi variabili: 100% meno il costo variabile. Con il 60% di costo variabile, il margine è il 40%. È la parte di ogni vendita che «contribuisce» a pagare i costi fissi — da qui il nome.

La formula

punto di pareggio = costi fissi ÷ margine di contribuzione

Il margine va scritto come numero decimale: 40% = 0,40. Il risultato è il fatturato mensile (se i costi fissi sono mensili) al quale vai in pari.

Un esempio, passo per passo

Un piccolo negozio. Numeri inventati, ma il ragionamento è quello.

Affitto 1.200 €
Utenze e assicurazioni 350 €
Software, banca, varie 250 €
Commercialista 200 €
Compenso del titolare 2.000 €
─────────────────────────────
Costi fissi al mese 4.000 €

Merce: 60% del venduto → margine 40% (0,40)

4.000 ÷ 0,40 = 10.000 € al mese

Sotto i 10.000 € di incasso mensile questo negozio perde soldi, anche se il titolare lavora dodici ore al giorno. A 10.000 € è in pari e il titolare ha i suoi 2.000 €. Ogni euro incassato oltre i 10.000 lascia 40 centesimi in più.

Controprova: 10.000 € incassati − 6.000 € di merce = 4.000 € di margine, che coprono esattamente i 4.000 € di costi fissi. Zero avanzo, zero perdita.

Gli errori che sballano il conto

  • Dimenticare il proprio compenso. Il più comune. Il pareggio «dell'azienda» e il pareggio «tuo» sono due cifre diverse.
  • Contare i costi annuali come mensili (o viceversa). Assicurazione, bollo, tasse: dividi per dodici.
  • Usare il margine sul prezzo invece che sul costo. Se compri a 60 e vendi a 100, il margine è il 40% del prezzo — non il 66% «di ricarico». Per il pareggio serve il primo.
  • Ignorare le tasse. Il pareggio dice quando smetti di perdere; per portarti a casa 2.000 € netti devi fatturare di più, perché su quello che resta paghi imposte e contributi. Il conto giusto parte dal netto che ti serve e risale al lordo.
  • Farlo una volta e basta. Ogni affitto rinegoziato, ogni assunto, ogni aumento dei fornitori lo sposta.

Domande frequenti

Cos'è il punto di pareggio?

È il fatturato al quale non guadagni e non perdi: gli incassi coprono esattamente tutti i costi. Sotto quella cifra stai perdendo soldi anche se lavori tanto; sopra, ogni euro in più comincia a restare a te.

Come si calcola il punto di pareggio?

Costi fissi diviso margine di contribuzione in percentuale. Il margine di contribuzione è quello che resta di ogni euro incassato dopo aver pagato i costi che crescono con le vendite (materie, merce, provvigioni). Esempio: 4.000 € di costi fissi al mese e un margine del 40% → 4.000 / 0,40 = 10.000 € di fatturato mensile per andare in pari.

Lo stipendio del titolare va nei costi fissi?

Sì, ed è l'errore più comune non metterlo. Se il tuo compenso non è fra i costi, il punto di pareggio che calcoli è quello in cui l'azienda va in pari e tu lavori gratis. Metti la cifra che vuoi portare a casa ogni mese, come se fosse un dipendente.

Le tasse cambiano il punto di pareggio?

Sì, e molto. Il pareggio «contabile» dice quando smetti di perdere; ma per portarti a casa una cifra netta devi fatturare di più, perché su quello che resta paghi imposte e contributi. Per questo il conto giusto si fa partendo da quanto ti serve netto e risalendo al fatturato lordo.

Ogni quanto va ricalcolato?

Ogni volta che cambia un costo fisso importante (affitto, un assunto, un finanziamento) o il prezzo di ciò che compri. In pratica: almeno due volte l'anno, e sempre prima di prendere un impegno nuovo.

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